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C’è aria di cambiamento

Il premier Conte: “Dobbiamo essere tutti responsabili, se non lo saremo, andremo presto a casa, io per primo”. Un caldo augurio di irresponsabilità a tutti.

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Solo per qualcuno. Servirebbero infatti per pagare i debiti della Pa alle imprese. E perché non gli stipendi di Salvini, Di Maio, Conte e di tutti i gialloverdi al governo? Sarebbe un’idea grandiosa.

A che punto è l’operazione pulizia di Papa Francesco?

Il cardinale australiano George Pell rischia sei anni e mezzo di carcere per pedofilia. Il ricorso in appello ha messo in difficoltà il pm che non ha saputo spiegare come il cardinale avrebbe potuto stuprare due giovani coristi in sacrestia, con i paramenti ancora indosso, mentre salutava i fedeli che gli passavano davanti. Misteri del giustizialismo.

Amore per l’ambiente

L’Olanda è diventata la sede fiscale di un numero sempre maggiore di imprese italiane. Che sia perché in quel paese andare in bicicletta è più agevole che in Italia con tutti questi su e giù?

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secondo al Gran Premio del Canada con cinque secondi di penalità per la stessa infrazione commessa da Hamilton nel 2016, allora passata in cavalleria. Quando si dice l’imparzialità della giuria…

Il governatore della Campania, De Luca, sui navigator

“Una grande boiata e una imbecillità totale. Assunti per due anni, alla fine andranno a ingrossare le fila dei precari e manifesteranno in piazza per essere stabilizzati. Noi non li vogliamo”. Standing ovation. Con un sospiro di sollievo constatiamo che c’è campano e campano, con rammarico che quello sbagliato è al governo.

Il debito pubblico non è affare di Salvini.

Neanche i 35 miliardi che serviranno tra poco. E siccome da sovranista convinto ha ribadito che non vuole usare i soldi dei francesi, dei tedeschi, degli spagnoli, degli ungheresi ecc. sarà affare della ricchezza privata degli italiani. Che altro significa la frase: “Mobilitiamo la ricchezza degli italiani” se non questo? Uno spunto di riflessione per le folle adoranti del ministro.

Michele Serra

“Leggere è fatica e lavoro, scrivere è fatica e lavoro, imparare è fatica e lavoro, emendarsi da quella bestia che siamo è fatica e lavoro”. Finché Michele Serra si rivolgerà agli italiani, avrà faticato e lavorato per niente.

Giorgia Linardi

portavoce di Sea Watch, ha paragonato l’Olocausto ai campi di detenzione in Libia. Vada a dirlo ai sopravvissuti alla Shoah.

Si dà del fascista a SalviniRI4198 - VW BEETLE N.263 79th (8th CLASS) CARRERA PANAMERICANA 1954 M.HINKE 1:43RI4377 - FIAT 1100/103 N.2254 MILLE MIGLIA 1955 O.MORELLI 1:43 MODELLINO MODELLO

ma chi vuole mettere il bavaglio alla stampa sono i 5stelle. A proposito, che ne sarà di Radio Radicale? Chi vuole spegnerla teme la libera informazione di cui l’emittente è espressione fin dalla nascita.

Correnti nei partiti

..correnti nella magistratura, correnti nel clero. Maneggioni e traffichini che si incontrano in luoghi segreti per accordarsi su incarichi a parenti, amici, sodali…solo gli ipocriti di professione si scandalizzano e alzano lai al cielo.

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Il premier Conte che decide una conferenza stampa a mercati chiusi per rivolgersi al Paese e chiedere chiarezza è un sintomo della situazione scivolosa in cui ci troviamo. Ancora una volta è stato bypassato il Parlamento. Cosa grave, ma pazienza, visto che l’intento è di azzerarlo e sostituirlo con la democrazia diretta da una piattaforma bislacca di un privato figlio di un visionario deceduto. Però, l’interlocuzione, parola cara a Conte, è stata solo apparentemente con il Paese, RICAMBIO-PANTOGRAFO DSA 200-350 ad esempio per Roco Elektrolok BR 101 traccia h0 NUOVORICAMBIO-Ponte ringhiera, ad esempio per Fleischmann piattaforma girevole traccia 6154 h0 1:87 - NUOVOormai tosato nelle sue capacità mentali e nella sua economia con la stessa cura con cui Di Maio si tosa il retro della testa vuota. Il messaggio del vice dei due vice, che inun rigurgito di orgoglio aveva nelle corde quella di bloccare le incursioni nei territori altrui dell’uomo “forte” del governo, quello che sfida il processo poi ci ripensa, e immediatamente trova una sponda nell’alleato/rivale, è stato il disperato e malinconico tentativo di un uomo consapevole dell’anomalia di trovarsi calato in un ruolo che non è mai stato suo. E non può esserlo, come il suo stesso ultimatum, che nella sostanza è suonato più o meno così: “Dicano quello che vogliono fare perché io non tirerò a campare” sul finire del suo appello si è smaterializzato in un debole “Il comportamento mi farà capire” in risposta alla domanda di un giornalista: “Entro quanto tempo dovranno rispondere?” E l’inconsistenza di Conte è rimbalzata dopo iltweet di Salvini, arrivato come un missile quando ancora il vice primo ministro stava parlando: “Se il governo farà la Tav, il Terzo valico, lo sblocca cantieri, le autonomie…io andrò avanti. In caso contrario non c’è ragione di continuare”. Sarebbero molte le ragioni per non continuare, da addebitare in egual misura a Salvini e a Di Maio, una coppia destinata al divorzio per le troppe diversità, ma unita dall’interesse. Ecco, il premier illusorio ha esercitato il ruolo dell’avvocato che tenta una riappacificazione. Che si è realizzata il giorno seguente con l’annuncio dello sblocca cantieri. Salvini, che ha fatto del messaggio diretto, breve e a volte greve, la sua carta di identità, che ti introduce nella sua vita gastronomica e privata con la medesima scioltezza, RICAMBIO-Warnkreuz ad es. per Märklin passaggio a livello 1:32 traccia 1-NUOVORicevitore GRAUPNER gr-12 HOTT #33506è un animale politico dal fiuto sottile che è difficile inquadrare. Sgusciante, veloce, torvo e mellifluo, ruspa e fiorellini, il leghista è capace di tutto, anche di farci uscire dall’euro, un ‘ideuzza che gli gira in testa da tempo, consigliata e sostenuta dal duo Borghi-Bagnai, anticipato dai minibot che avrebbero la funzione di moneta parallela all’euro in vista di un’uscita morbida. Dall’altra parte c’è Di Maio, caratterialmente inoffensivo ma incapace come incapace si è dimostrata la compagine grillina con tutte quelle idee retrò da sinistra del Novecento sull’economia e il lavoro e la nazionalizzazione e le altre baggianate che avrebbero dovuto rivoluzionare il Paese e abolire la povertà mentre ci hanno condotto a un passo dalla catastrofe. Con una procedura di infrazione alle porte per eccesso di debito, con lo spread che non scende e strizza l’occhio a chi ha soldi da investire in titoli di Stato ad alta resa, con gli investitori che scappano e gli imprenditori che pensano seriamente di delocalizzare in Paesi seri e affidabili, con la terza disoccupazione in Europa, con un popolo impazzito che continua a sostenere un governo fallito, Conte avrebbe dovuto mandare tutti al diavolo. Quandanche non coltivasse il segreto desiderio di assistere alla deflagrazione inevitabile dei gialloverdi al momento di scrivere la nuova manovra economica.E se fossero proprio Salvini e Di Maio a doversene assumere la responsabilità, la cosa si rivelerebbe un disastro per il Paese ma un toccasana per i cervelli squilibrati di una parte diitaliani che la prossima volta saprebbero cosa evitare come la peste. Forse. Richard Petty 1960 Plymouth Fury #43 2015 Christmas Edition Limited to 1250pc 1/Richtungsanzeige Anteguerra Treno Ferrovia Verspätung Visualizzazione Großstädte.

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In mancanza di fatti, vanno bene anche le parole, le sfilate, le strette di mano, gli show e i talk show. Gli italiani sono un popolo che strepita ma poi si accontenta di poco. Si è alimentato, per mesi, di promesse incredibili, soldi a chi non lavora e mai ha lavorato, tassa piatta per tutti, pensione a 64 anni, immigrati a casa loro. Si è bevuto menzogne clamorose da chi gridava “onestà, onestà, onestà” e taroccava i bonifici, da chi assicurava massima trasparenza via streaming e ora accetta interviste solo se programmate e senza contraddittorio, convoca rappresentanti sindacali e istituzionali a porte chiuse, emette verdetti di colpevolezza senza processi, elegge i suoi rappresentanti politici con un clic, prende ordini da una società e da un comico. Tutto questo può bastare per chiedere, legittimamente, che cosa ci aspettiamo? E’ possibile richiamare i “cittadini” alla realtà e pretendere che la ragione, che si è insediata nei visceri, faccia ritorno nella testa? Si può pretendere che l’opposizione, o le opposizioni, di qualunque colore esse siano, facciano sentire la loro voce, non per comunicarci le date dei congressi o i nomi di qualcheduno, le cui idee, per quello che si può capire, valgono quanto le mie? Si può sentire un “Ora basta!”, deciso, forte, consapevole? O dovremmo rassegnarci a una caduta fragorosa o a un lento declino senza ritorno?

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La vicenda della Diciotti, per giorni al centro della sarabanda di accuse al ministro dell’Interno, colpevole di aver tenuto in ostaggio dei disgraziati su una nave italiana in un porto italiano, si è conclusa. Non senza strascichi e ulteriori polemiche all’interno del mondo politico e sviluppi nel rapporto tra ministro e magistratura. Sì perché è successo quello che era prevedibile e che la sinistra radicale auspicava accadesse. Salvini è indagato dal procuratore di Agrigento per abuso di ufficio, arresto illegale e sequestro di persona. Si riapre il conflitto di berlusconiana memoria tra politica e magistratura, che gli azzurri hanno colto al balzo per invitare Salvini a fare ritorno nella sua casa naturale. Non sarebbe il primo richiamo da quando è nato il patto tra sodali gialloverdi. Il ministro dell’Interno ha ringraziato ma lasciato cadere l’invito e si è affrettato a rispondere chissenefrega al magistrato. “Si occupi piuttosto degli scafisti che forniscono la droga venduta fuori delle scuole”. Ammesso che questo fosse pertinente con i motivi dell’indagine, non avrebbe la stessa risonanza e gli stessi effetti positivi sulla popolarità del magistrato, il quale, al contrario, nel duro confronto con il ministro, ne verrebbe fuori più acciaccato dell’indagato stesso, con quell’effetto boomerang che una parte non esigua dell’opinione pubblica si augura. Salvini, da vera pop star al centro di un vasto e trasversale consenso, potrebbe godere di un’autentica cintura di protezione che azzererebbe qualunque condanna con l’esito di farlo apparire un eroe. Senza considerare che, a onore del vero, quando il ministro ha ricevuto l’avviso di garanzia, alcuni migranti erano già scesi dalla nave (ventisette minori non accompagnati e dodici con problemi di salute) altri erano stati collocati (venti in Albania, venticinque in Irlanda e i rimanenti in varie diocesi della Chiesa cattolica). E’ anche significativo che l’Europa dell’accoglienza sia rimasta sorda e muta, confermando il sospetto che la redistribuzione su base volontaria, presentata come un successo dal Governo Conte, sia in realtà una sconfitta sul piano diplomatico oltre che fattuale. La prossima nave scioglierà ogni dubbio. Quali le conseguenze? Se Francia, Germania e Spagna dovessero ripetere il diniego alla redistribuzione, per noi comincerebbero i problemi seri. Domani Salvini incontrerà Orban: cercherà di convincerlo a collaborare? Con quale promessa in cambio? La proposta di Renzi, di mettere da parte le ostilità tra governo e opposizione, e concordare una linea che costringa i paesi del gruppo Visegrad a prendersi una quota di migranti, è di buon senso e servirebbe a rompere il gelo che si è venuto a creare tra Italia ed Europa non solo sul tema immigrazione. Ma di buon senso è carente il governo, a meno che sua precisa intenzione non sia attuare quel famigerato piano B di uscita dall’eurozona e riposizionamento dell’Italia a fianco dei paesi dell’est e all’ombra dell’autocrate di Mosca. Ma questo è un altro capitolo nel paese dell’incertezza.

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Ogni giorno che passa si aggiunge un tassello alla sciagurata azione di sabotaggio minacciata e pianificata ai danni del nostro paese dacché un’orda di nuovi barbari ha fatto irruzione nel Parlamento. Sono entrati in forze, con la forza di una propaganda menzognera e manipolatrice che non si è mai interrotta e diventa vieppiù gagliarda ogni volta che questi guastatori di professione (l’unica che sappiano svolgere) annusano un calo di consenso. Il duopolio gialloverde è all’opera da tre mesi e ha già rinnegato la natura purista delle origini. Incurante, a suo dire, delle poltrone, se le sta assegnando tutte con una sistematicità che se mettesse al servizio del bene del paese facendo quello che è necessario, riduzione del debito sovrano, lotta alle mafie, alla corruzione e all’evasione fiscale, cosette da poco, diventeremmo un paese normale e credibile. Non potendo fare nessuna di queste cose, pena la caduta verticale del consenso, specificamente del movimento stellato pro cittadini, il governo per il cambiamento asseconda le aspirazioni della parte peggiore del paese. Nemici dell’impresa, della crescita, dell’occupazione, della scienza, del mercato, eccetto quello sotto casa, delle banche, dell’Europa, inseguono l’unico obiettivo alla portata di chi è privo di competenze economiche, finanziarie, scientifiche, industriali e vuole ridurci tutti alla miseria attuando la decrescita felice invocata da Latouche. Aver lasciato a Giggino e ai grillozzi il dossier economia è stata una mossa che Salvini, tormentato dall’immigrazione, sta già pagando al nord, RIO RI4263 ALFA ROMEO GIULIETTA N.3 M.CARLO60 MODELLINO DIE CAST 1:43RIO RI4313 Bugatti Atlantic 57 SC 1938 LUCE VERDE MET.1:43 MODELLINO DIE CAST Cdove si era presentato nelle vesti di paladino degli interessi delle piccole e medie imprese. Protestano, gli imprenditori, che avevano iniziato ad assumere dopo i primi timidi segnali di ripresa. Saranno i suoi più acerrimi nemici. Unico argine alla dissennatezza della co-maggioranza di governo, il ministro dell’Economia Tria che non molla sulla tenuta dei conti. Imbarazzante nella sua schizofrenia, la situazione del premier Conte, costretto a conciliare la diversità di posizioni dei due vicepremier e, contemporaneamente, a fare l’avvocato difensore degli italiani, ruolo che profeticamente assunse per sé il giorno del suo insediamento, nel tentativo di contrastare le decisioni rovinose del suo stesso governo. Un assortimento di personaggi da morality, invasati, ognuno a modo suo, e in lotta permanente contro i peccati dell’umanità, gli stellati bilanciano l’ossessione salviniana per gli immigrati con l’ossessione per la giustizia occhiuta. Mettere le cose in ordine, indagare, spiare, nominare commissioni di inchiesta parlamentare, assoldare un agente provocatore che induca in tentazione il nemico politico da dare in pasto al circo mediatico-giudiziario per la sua distruzione, allungare i tempi della carcerazione preventiva, perché nessuno è innocente, come spiega Piercamillo Davigo, il loro idolo ispiratore. E non sarà perché loro, i puri, non si fidano nemmeno di se stessi? Honi soit qui mal y pense. La rinuncia alle Olimpiadi di Roma è una metafora della paura di infiltrazioni criminali e dell’inadeguatezza di chi vuole fermare tutto temendo di non essere in grado di controllare e prevenire. E’ l’inconfessata ammissione di incapacità, insieme all’assenza di una classe dirigente, che porta a rivolgersi a personaggi esterni, Rio RI4367P FIAT 110 TV-5 PADRE PIO 1956 W/FIGURE 1:43Rio RI4401 FIAT SPORT 16/20/24 HP OPEN 1903 RED 1:43 Rio NUOVOvedi il caso Lanzalone a proposito dello stadio di Tor Vergata. E l’assenza di una classe dirigente emerge ogniqualvolta il governo si trova di fronte a una decisione da prendere. Tav, Tap, e oggi Ilva. Non sapendo che pesci prendere e non volendo smentire se stesso e tradire i suoi elettori, Di Maio ha preferito convocare ben 62 rappresentanti di sigle al tavolo di confronto con Arcelor Mittal, piuttosto che assumersi la responsabilità di ministro dello Sviluppo economico. Contestato da sindacati e sindaci, ha trovato un sostenitore in Emiliano, il politico-magistrato che, rimanendo nel Pd, a più riprese ha contestato l’operato del suo partito e amoreggiato con i pentastellati. Il piede in due staffe è bassa insinuazione? Comunque, nonostante il nulla di fatto su Ilva, il vice premier grillino con quel tavolone può dire di aver fatto una prova generale di democrazia diretta, quella roba rudimentale che dovrebbe sostituire la democrazia rappresentativa e mettere la parola fine al Parlamento. Questo, almeno, è quanto sostenuto da Casaleggio, il capo dei miracolati, gli unici che per ora godano di un lauto reddito di cittadinanza. Ci sarebbe l’alternativa proposta dal comico: eleggere i parlamentari per sorteggio. Altra dimostrazione dell’assurdità di far decidere la gente comune con un click. Queste sono le trovate di chi ha l’impudenza di rappresentarci nel mondo. Speriamo ancora per poco.
La Faletti fa una disamina dei 60 giorni di governo del Ministro Di Maio e fin qui ineccepibile e nulla in contrario, aggiungendo guai se non ci fosse lo spirito critico, ma poi leggo un irrispettoso “Giggino”, “nuovi barbari”, Guastatori di professione”, “grillozzi” confermando e contestualmente squalificano il suo parere, che potrebbe essere condiviso o meno?
Le consiglio di aggiustare la sua mira, qualora io fossi il suo bersaglio.
Le ricordo che la gente potrebbe anche intendere e travisare il suo commento anche nei confronti dell’autrice visto che anch’essa si serve di una tastiera per lanciare strali e insulti pregni di rabbioso rancore

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Giggino il fantoccio belloccio non capisce una beneamata né di economia, né di finanza, né di politiche del lavoro: se ne stanno accorgendo tutti nelle mani di chi si sono messi, se ne accorgerà anche lei tra non molto…
decrescita felice, minchiate sociologiche postsessantottine francesi con infarinature di economia urbanistica malintesa: trasformare l’Ilva nel bacino della Rühr, ci illumina Grillo. Idee prese qua e là, senza nessuna cognizione di causa: anche Renzo Piano, come tanti altri, comincia a prendere le distanze dal suo amico comico.
Alla prova dei fatti si rivelano per ciò che sono, dei gran cazzari puledri.

puppetta – 1 agosto 2018 at 09:24
Mai l’Italia si era trovata nelle mani di gente tanto incompetente, con l’aggravante che ci si trova in un momento di grave crisi e difficoltà politiche a livello internazionale. Gli italiani si sono affidati al NULLA, sotto lo slogan che pensano di non aver nulla da perdere: VEDRANNO!

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Il sorrisino di scherno che Merkel e Sarkozy si scambiarono alle spalle di Berlusconi, offrì agli habitué dello sputtanamento degli oppositori politici, il pretesto di fare da sponda ai due pur di colpire il nemico. Nessuna traccia di amor patrio, nessuna difesa dell’orgoglio nazionale se la vittima sta dall’altra parte politica. Questo succede nel paese che è incapace di vedere il valore nell’avversario, sempre dipinto a tinte fosche e nelle sembianze del nemico del popolo. Oggi, Sergio Marchionne se n’è andato con la discrezione e il riserbo che aveva riservato alla sua cultura non comune in un’era prodiga di finti colti come di esaltatori dell’ignoranza collettiva. Se n’è andato nel giorno in cui avrebbe dovuto annunciare l’azzeramento del debito industriale, traguardo importante e miraggio per altri ad che dopo aver causato il fallimento delle aziende se ne vanno con le tasche piene di soldi e stock options. Se n’è andato accompagnato dalle parole di circostanza che sempre si pronunciano quando qualcuno ci lascia, anche se non amato, ed erano in molti a non amarlo. Se n’è andato lasciando in eredità uno dei player internazionali dell’automotive, la Fca, la quasi piena occupazione di tutti gli stabilimenti, gli ammortizzatori sociali vicini al 7 per cento e, sopra tutto, un modello di organizzazione del lavoro, di scelte strategiche internazionali e organiche e un esempio di gestione delle diversità multidimensionali in un’economia globale. Marchionne è stato un gigante e un gigante solo, in parte incompreso, in parte avversato da chi preferisce le fabbriche chiuse all’assunzione di responsabilità. E’ riuscito a liberarsi dai vincoli imposti dalla società consociativa e dalle fumose politiche retoriche che hanno immobilizzato questo paese e fatto la fortuna di tanti curiali della Fiat, interessata più al consenso della Fiom che ad un piano industriale. Marchionne ha preso decisioni e agito in autonomia e solitudine: niente aiuti di Stato, niente sostegno politico, niente frequentazione dei salotti buoni dove si fanno le nomine importanti. Il maglioncino di cachemire più famoso al mondo è stato il simbolo della sua distanza dal mondo paludato dei conservatori in doppio petto, poco propensi a osare e con scarse competenze finanziarie. Marchionne è stato l’interprete di una vera rivoluzione che ha attuato anche grazie ad accordi sindacali fondati sul principio di reciprocità, cioè attraverso l’individuazione di obiettivi comuni da realizzare. E’ stato accusato di non aver mantenuto tutte le promesse, di aver preferito il fisco svizzero a quello italiano, di aver ridotto le paghe dei lavoratori. Insensate e disoneste accuse di chi ha costruito nel tempo il proprio successo mediatico, e avrebbe magari preferito il vecchio tavolo della concertazione che si chiude con la cassa integrazione dei lavoratori grazie ai soldi del popolo sovrano. Sbagliato poi averlo visto come un avversario politico. Marchionne è stato un manager, scelto e pagato da un’azienda privata per fare gli interessi di quell’azienda privata. Marco Bentivogli, segretario della Fim Cisl dice: “Quelli di Marchionne sono stati choc riformisti di cui l’Italia ha bisogno ma che puntualmente il nostro paese respinge pur di non cambiare.” E Renzi, che lo stimava e ne apprezzava l’apertura mentale: “Il lavoro lo creano coloro che rischiano, non coloro che stanno seduti sul divano.”

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E’ corretto gettare discredito sulle due istituzioni nevralgiche per la tenuta dei conti pubblici? La domanda è rivolta a tutto il corpo elettorale del paese, che in piena libertà sostiene questo o quel partito. Ebbene, chi quel voto lo da dato al governo gialloverde, deve essere cosciente del fatto che, con il suo voto, non si è limitato a chiedere il cambiamento, ma il sovvertimento, cosa ben diversa. E arriviamo al punto. Il ministro del Lavoro, Luigi Di Maio, cui si deve la paternità del decreto dignità, intende, con esso, ridurre la precarietà eliminando quella che lui considera esserne la causa, la flessibilità. Sic et simpliciter, la possibilità, da parte delle imprese, di assumere in rapporto alle necessità del mercato, ricorrendo a varie forme di contratto. Una è quella del tempo determinato, vero ingombro da rimuovere, stando a Di Maio, perché, così com’è nel jobs act, aumenterebbe la precarizzazione del lavoro. Senza scendere nel dettaglio, Di Maio ha catapultato una pietra contro l’impalcatura della riforma voluta dal governo Renzi e introduce norme che, secondo esperti economisti, avranno l’effetto di deprimere l’economia. Nel faccia a faccia con il presidente di Confindustria Boccia, il ministro del Lavoro ha espresso con parole e toni sprezzanti le proprie critiche ai governi precedenti in tema di occupazione e si è spinto oltre fino a mettere in dubbio l’attendibilità dei numeri forniti dalla Ragioneria dello stato e dal presidente dell’Inps, il bocconiano esperto in scienze economiche Tito Boeri, sulle conseguenze del decreto dignità. Da dove saltano fuori quei numeri? “Una manina sospetta” li avrebbe messi in circolazione per dimostrare tutto il contrario di quanto Di Maio sostiene con tanto spocchiosa certezza. Questi i numeri incriminati: meno 83.300 posti di lavoro per i contratti a termine; meno 527,7 miliardi di euro di entrate contributive e fiscali; più 322,3 miliardi di euro di maggiori oneri per il Naspi (Nuova prestazione di assicurazione sociale per l’impiego). Se posso capire il disappunto del ministro, trovo biasimevole l’attacco frontale a Boeri, perché a lui esso è diretto, quando Di Maio parla di “manina sospetta”. Non solo l’offesa a Boeri e alla competenza del presidente dell’Inps, ma anche al decoro delle istituzioni, rivela mancanza di prudenza e volontà di boicottaggio politico. Salta fuori, una volta di più, l’affezione del grillismo per le tesi complottiste, una strategia architettata apposta per colpire gli oppositori. Fuffa e truffa come la pretesa cura dei tumori con l’urina di capra, le scie chimiche, l’autismo causato dai vaccini…Ma siamo proprio sicuri che costoro non ci porteranno alla rovina?

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La sopravvivenza dell’Unione Europea è legata a un filo. Se resisterà al terremoto scatenato dall’immigrazione, lo scopriremo presto. Oggi a Bruxelles si è tenuto il pre-vertice a 16, un assaggio sulle decisioni che verranno prese la prossima settimana al Consiglio europeo.Rivarossi HR2345 E424 151 Castano/isabella, porte frontali, separatore D’ArbelaRivarossi HR2708 Electric Loco E.424.350 Period Va DC/DCC digital Iniziative e proposte in vista di una revisione delle norme sull’accoglienza stabilite dai Trattati di Dublino III, in vigore dal 2013. Il punto centrale della contestazione è la responsabilità dell’asilo al Paese di primo sbarco, con la conseguenza di impedire un meccanismo di emergenza che conduca al ricollocamento obbligatorio di parte dei rifugiati. Si capisce che i Paesi maggiormente penalizzati, perché i più esposti alla pressione dei flussi, sono quelli che affacciano sul Mediterraneo, primo fra tutti l’Italia, i cui porti, insieme alla Valletta, sono i più vicini alle coste libiche. Dal 2013 a oggi, l’Italia ha accolto un numero superiore di migranti rispetto agli altri Paesi europei. Barconi messi in mare da criminali e navi Ong battenti bandiere straniere hanno trasportato il loro carico umano fino alle nostre coste, dimenticando l’esistenza di porti altrettanto vicini e sicuri.RIVAROSSI HR6285 SET 2 Carri Silos Uapps ERMEWA-ASA Ep VRIVAROSSI lotto 12 pantografi difettosi, per elaborazioni o ricambi ACV #130#. Le polemiche sulle navi delle organizzazioni non governative che solcano il Mediterraneo in lungo e in largo, nascono da domande legittime: chi le sovvenziona, perché, che interessi ci sono sotto, perché tanti minori non accompagnati. Domande che esigono risposte, soprattutto all’Italia, che mai, prima del caso Aquarius, ha negato l’approdo ad alcuna di esse. In queste ore la Lifeline e la Maersk sono alla fonda, in attesa di conoscere il porto di approdo. Mi auguro che non ci siano ripensamenti sulla linea presa da Salvini, che, aldilà delle parole, ha deciso di tenere testa all’ipocrisia flagrante dell’Europa, con l’obiettivo di ottenere alcuni risultati importanti che mettano fine alle disparità in fatto di responsabilità: istituzione di centri di accoglienza in più Paesi, regolamento dei flussi primari e secondari, difesa dei confini italiani che sono anche parte dei confini esterni dell’Unione. Tornando al vertice, il fatto che dei 27 paesi solo 16 abbiano partecipato, è una premessa che non fa ben sperare. Rivarossi Steam Loco Baltimore & Ohio - 0-4-0 - Good Condition - T48 PostRiver Hobby UPGRADE AIR FILTER ASSEMBLY (Z-RH5222)Il solido asse franco-tedesco sul piano economico, lo è assai meno sul versante dell’immigrazione. Merkel, che nel 2015 scelse di accogliere un milione di siriani perché più preparati e acculturati, non riuscirà ad avere gioco facile con il suo ministro dell’Interno, il bavarese Horst Seehofer. Allora, l’alleato di minoranza, Martin Schultz, si limitò a storcere il naso. Oggi, la situazione è diversa: la Cancelliera, da una posizione più debole, non avrà la forza di imporre nessun diktat all’irriducibile ministro, determinato a tenere le porte ermeticamente chiuse a nuovi immigrati. L’arrogante Macron, venendogli a mancare il supporto tedesco, è stato costretto a rivolgersi al socialista Sanchez, con cui va d’amore e d’accordo almeno nelle critiche sdegnate a Salvini. I Paesi del blocco Visegrad hanno disertato l’incontro, faranno un vertice tra loro. La Bulgaria ha avanzato proposte che non convincono gli altri Paesi. Altro non è pervenuto se non una certezza: gli accordi, se ci saranno, saranno bilaterali. Per certo, l’accoppiata franco-spagnola marcerà unita. Quali potrebbero essere le ripercussioni internazionali, se il vertice fallisse? Trump avrebbe di che rallegrarsi all’idea di trattare con i singoli Paesi europei, scavalcando la Germania. Tra i due non corre buon sangue da tempo. Tutto sembra cambiato dopo che Obama ha lasciato la Casa Bianca: non più guerre sotto traccia del premio Nobel per la pace, le due Coree rappacificate, Isis sconfitta, con il punto interrogativo d’obbligo, la Russia, in accordo con gli Stati Uniti, paladina di pace in Medioriente. Difficile fare pronostici sul destino dell’Europa, che, così com’è, non ha altra scelta che prepararsi a una rinascita, questa volta al servizio dei cittadini europei, non delle oligarchie.RM097 - Royal Model: 1/35; set n°1 interni per Panther AROA223700 by ROAD SIGNATURE VOLKSWAGEN MICROBUS T1 1962 1:18.